Bocciamoli in economia!

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Partito della Rifondazione Comunista di Ruvo di Puglia
Le nostre ragioni per l’opposizione al bilancio di previsione 2014 del Comune di Ruvo di Puglia
Tutti i cittadini che pagano le tasse si chiedono, in questo momento di crisi economica e di sacrifici per le famiglie dei lavoratori, che fine fanno queste tasse versate ai comuni o allo Stato. Si trasformano in efficienti servizi per la collettività? Vanno ad alleviare i disagi di malati, disabili, anziani non autosufficienti o a migliorare i trasporti pubblici? Rendono la scuola pubblica più capace di preparare i ragazzi alle sfide dello sviluppo tecnologico e della capacità critica? Hanno una ricaduta sul livello di occupazione, soprattutto giovanile, attraverso investimenti sulle strutture e beni pubblici da tutelare?
Niente di tutto questo. Chi abbia la voglia (o il coraggio) di studiarsi i 130 megabyte di documenti elettronici allegati al bilancio, troverà solo la riproduzione a fotocopia degli stessi elenchi di spese che questa Amministrazione dichiara da sempre “insopprimibili”, nel senso che non possono essere toccate o ridotte perché rappresentano il minimo indispensabile per far sopravvivere la macchina amministrativa ( e politica) del Comune nei suoi delicati piccoli equilibri di clientele, favori, sprechi, inefficienze. 
Non si può toccare la spesa telefonica o verificare gli straordinari del personale, altrimenti insorgono i sindacati corporativi a cui vengono sottratte le briciole del consenso. Non si può mettere in discussione l’operato dei funzionari, altrimenti questi mettono il bastone fra le ruote, inceppando la già non brillante attività. Non si può impedire la copertura del deficit della ‘Ruvo Servizi’, altrimenti cessa di stare in piedi un carrozzone (che era ed è) clientelare, che porta pacchetti di voti ad ogni elezione. Non si può nemmeno immaginare una profonda razionalizzazione della produzione, raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani che trasformi in biomassa, compost, energia la frazione umida e vegetale che va irrimediabilmente persa in discarica e produca qualche risparmio nella bolletta TARI da carta, vetro e plastica riciclate.
Questa è la classe politica del PD che abbiamo di fronte in questa Amministrazione: dicono di voler di fare la ‘rivoluzione’ che cambierà il Paese lasciando inalterato, ma questa volta a proprio vantaggio, il sistema con cui la Democrazia Cristiana ha ‘governato’ per decenni. Non esigono di riscuotere i debiti che la pubblica amministrazione vanta verso i privati, per non scontentare nessun potenziale elettore. Svendono (pardon, ‘alienano’ o ‘concedono’ – a seconda dei casi) il patrimonio pubblico di terreni agricoli, di cui nemmeno conoscono l’ubicazione o il valore ambientale o storico, per racimolare una ‘carta di pepe’.
Dal prossimo anno anno e per i prossimi 30 anni,  tutti i ruvesi pagheranno una rata di 500 mila euro per coprire – in parte – il buco nero del debito sugli espropri, errati forse ad arte e non difesi in tribunale come necessario, dei terreni urbanizzati dalle cooperative edilizie. Abbiamo già detto che l’acquisizione di una casa a prezzi socialmente accessibili è un diritto per le famiglie dei lavoratori che va tutelato. 
Ma chi ha sbagliato in passato (funzionari, politici & amministratori, tecnici, avvocati…) deve essere costretto a pagare e i costruttori e gli speculatori che hanno accaparrato i terreni nei comparti edificabili andavano tenuti a bada con procedure ineccepibili e una ferrea difesa del bene pubblico, e non quasi favoriti chiudendo occhi e bocche ed ora lautamente ricompensati per i loro ricorsi. Questo esborso di mezzo milione di euro l’anno impedirà di qui all’eternità al Comune di Ruvo, con le aggiuntive e criminali restrizioni nazionali alle spese sociali, di avere una decente spesa corrente di supporto alle famiglie e di manutenzione dei beni comuni e ricadrà come un macigno sulla intera cittadinanza.
Quello che proprio questi amministratori non capiscono è che va radicalmente modificata la struttura della spesa pubblica: non si può tenere in piedi un contenzioso di milioni di euro che si autoalimenta nelle mani degli avvocati, non si può pagare la riparazione di una buca nell’asfalto 5 volte di più di quello che costa davvero, non si possono far usare strutture pubbliche a scuole private che dovrebbero competere ‘liberamente’ sul mercato, non si possono chiedere 10.000 euro l’anno per l’affitto di 140 ettari di terreni agricoli senza pensare ad un uso alternativo, questo sì socialmente rilevante, di un simile patrimonio ambientale.
Occorre un controllo sociale, una capillare verifica della efficienza, della utilità, della ricaduta di ogni euro di spesa che esce dalla casse pubbliche. Ma per fare questo occorre una nuova etica pubblica che i partiti e le consorterie che occupano il potere non potranno certamente dimostrare.
È bene che queste domande i lavoratori, i cittadini onesti, i soggetti sociali attivi, se le pongano, anche, come abbiamo visto, nel loro immediato interesse.