IL CANDIDATO FASULLO

#SalviamoRuvo #RuvoMeritaDiMeglio




Dopo l’incredibile spettacolo di un tizio che parla nientemeno che a nome di tale Salvini, un bieco troglodita ignorante e razzista che ha vomitato veleno e insulti sui meridionali fino a cinque minuti fa – e ha smesso solo per poter prendere per i fondelli i più allocchi tra loro;

dopo la solita farneticazione del convitato di pietra coi baffi, che ha promesso “soluzioni” ma ha fatto solo una lunga chiamata di correo per cercare disperatamente di addossare ad altri le sue pesanti responsabilità nel disastro ormai a tutti evidente, e negli anni denunciato e combattuto solo da RuvoLibera;

dopo questi due antipasti, ecco il piatto forte, Antonello Paparella, il candidato più gridazzaro sulla piazza. Chissà se gridare porti voti… staremo a vedere.

E insomma non ci avrei scritto su nulla, essendo piacevolmente “colleghi” in questa gara – ma lui, sempre con la sua oratoria a diecimila watt, mi ha tirato in ballo un paio di volte, come blogger e come candidato (insieme ad altri), e quindi tocca rispondere. Lo esige la buona educazione.


1. LO SCOOP: LA VERA STORIA

Se il Paparella e soprattutto certi suoi seguaci da strapazzo nonché qualche sedicente giornalista gossipparo/a invidioso/a fossero appena un po’ meno trogloditi nella conoscenza dei media, saprebbero che il nostro rilancio della clamorosa gaffe dal palco gli è valsa una notorietà che, in termini di mercato, equivale a una monetizzazione fortissima.

Questa volta vai a casa. Ma la prossima, se ti riprendi e impari a sfruttare la corrente, puoi puntare al parlamento. Lì certe gaffes, se accompagnate da tutta questa notorietà che hai avuto grazie a noi, fanno curriculum.

Ma inutile starlo a spiegare. Ti manderò la fattura, amico mio. E se vuoi ti insegno come fare. La comunicazione sapiente può fare miracoli. 


IL LAPSUS

Epperò, siccome il livello di lagna e vittimismo (che al contrario sono sempre controproducenti) sta arrivando a neutralizzare l’effetto hype, voglio aiutare l’amico Antonello a recuperare un po’ di sanità e di serenità col ricordargli semplicemente come sono andate DAVVERO le cose. Ciò che lui sa benissimo ma finge di ignorare per poter continuare a piagnucolare a ogni piè sospinto.

E cioé:

1. ho sentito la sua gaffe in diretta (ho il comitato a due passi: anche non volendo…) con un amico. Ci siamo fatti due risate ed è finita lì. La cosa era così in linea coi personaggi sul palco che sul momento non ci ho fatto neanche caso.

2. Senza che io lo sapessi, qualcuno, cioè il candidato Paparella, si era fatto fare il video di quel discorso; o forse un supporter entusiasta, chissà: de gustibus…;)

3. Senza che io lo sapessi, qualcuno, cioè sicuramente il candidato Paparella, ha caricato quel video sul suo profilo/pagina Facebook, perché risplendesse in tutta la sua gloria sul web;

4. Parecchie ore dopo, in tarda serata, mentre pensavo a tutt’altro, dal web appunto mi hanno notificato la presenza di tale video e segnalato addirittura i secondi da guardare. Come sempre, ho le prove di quel che dico.

5. Sono andato pertanto a vedere quegli 11 secondi e ho ritrovato la papera colossale del pomeriggio. E solo allora – è il caso di dire: “mea culpa” 😛 – ne ho intuito il potenziale giornalistico, la notizia. E l’ho data prima che ci arrivasse qualcun altro – come inevitabilmente sarebbe successo.

Il web è pubblico e i motori di ricerca sui social e fuori lavorano e connettono incessantemente gli utenti. Se qualcuno esce dalla preistoria magari lo capisce pure lui.

Ricapitolando: tu fai la papera; tu te la filmi; tu la metti pubblicamente online – e poi il responsabile sono io?

Suvvia. Un minimo di maturità.

In ogni caso, amico mio, intanto questa notorietà avresti potuto sfruttarla molto meglio, puntando su eleganza e ironia: ma capisco bene che bazzicando Salvini, siano merce rara o assente; o, se lo consideri un guaio (e valgono le mie considerazioni più su) allora il guaio te lo sei combinato da solo, mani e piedi. Prenditela allora con te stesso, se ti è rimasta un briciolo di quella cosa che – com’è che si chiama? Ah, già – onestà intellettuale.

Lo so, da quelle parti anche questa è cosa rara…

Ma rimane che chi è causa del suo male



MEA CULPA

La mia dura critica politica, però, non è al lapsus, di cui non mi può fregare di meno; semmai, è proprio alla frase CORRETTAMENTE PRONUNCIATA: ovvero “siamo in grado di fare mea culpa e di anteporre gli interessi della collettività a quelli personali“.

È questo che volevi dire, no?

Ma questo è MOLTO, MOLTO PEGGIO del lapsus, caro mio.

Perché cosa vuol dire, fare mea culpa e quindi anteporre

Vuol dire che finora avete fatto il contrario?

Ma questa è una confessione in piena regola. Altro che lapsus.

E credi che basti un mea culpa?

Signori vi abbiamo distrutto la casa, ma niente paura, ora facciamo mea culpa

Suvvia. Siamo seri. La situazione è tragica e la tragedia l’avete costruita voi, integralmente. Anche tu che bazzichi improduttivamente (o peggio) quelle stanze da quindici anni, qualche tuo amichetto che le malfrequenta da 30 e così via.

E ora ve ne uscite col mea culpa? Ma a casa! Senza se e senza ma. E col capo cosparso di cenere. E non sono neanche sicuro che basti.



CANDIDATI FASULLI

Altra perla emersa da cotanto eloquio gridazzaro è stata la definizione degli altri candidati (tranne Chieco, bontà sua) come “fasulli”.

Ora, sorvoliamo per carità di patria sull’illusione di scegliersi il rivale; nella doppia illusione di poterlo battere grazie alla terza illusione di poter compattare su di sé il centrodestra in virtù della quarta illusione di avere consenso sufficiente in quell’area.

Capisco che. in mancanza di fatti, ci si rifugi nella fantapolitica. Ma svegliarsi un poco, no?

Io credo fermamente che i Ruvesi ne abbiano abbastanza dei vostri giochetti  e vi manderanno a casa senza se e senza ma. Tutti.

Credo che daranno il benservito alla mangioranza, nonostante il tentativo di Chieco. E soprattutto daranno il benservito a voi. Che non siete meno responsabili del disastro (anzi, nel tempo, lo siete di più), e che in più non avete avuto neanche il buon senso di una consimile operazione cosmetica.

O meglio l’avete fatta. Ma per così dire col vostro solito “stile”, mettendo davanti non un personaggio nuovo ma un vecchio arnese logorato da tre legislature fallimentari.

Il ventriloquo vaniloquiante baffuto si è messo dietro. E davanti uno che però – come dire? – non è certo un verginello di palazzo Avitaia, avendo collaborato per più legislature al disastro attuale.

Perché qui, amico, tutti i candidati sono discutibili, e vivaddio.

Ma se proprio dobbiamo dare a uno di loro il titolo di fasullo, quello sei proprio e soltanto tu.

Lo sanno tutti che il ventriloquo parla attraverso un pupazzo.


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