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AVVOCATI DELLE CAUSE PERSE

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Le spese pazze del Comune. 2: Le spese legali.

 

 

 

Alzi la mano chi non ha mai usato l’espressione “avvocato delle cause perse” per ironizzare su un legale poco simpatico o poco efficiente. O entrambi.

Beh, c’è poco da ridere. O meglio, sono molto più loro che devono ridere di noi. Perché gli avvocati guadagnano fior di quattrini, anche con le cause perse.

Specie se il loro cliente è il generosissimo e di bocca buona Comune di Ruvo di Puglia.

Che nel 2012 ha speso la bellezza di 842.545,66 euro in avvocati, nelle sue tante cause, quasi sempre perse. Ottocentoquarandadue mila euro e rotti.

Un anno sfortunato, direte voi.

Mica tanto. Perché per l’anno in corso il Comune prevede di spenderne (tenetevi forte!) 1.806.175,00. Un milione e ottocentomila e rotti. C'è bisogno di commentare?

 E poi si scandalizzano se chiediamo uno sforzo ulteriore contro la povertà dilagante.

 

 

Per capire una tale enorme massa di denaro per un Comune medio-piccolo come il nostro, bisogna come sempre risalire all’origine del disastro, al Diluvio, per così dire. O meglio alle invasioni barbariche. Ovvero alle amministrazioni Paparella che nell’ultimo decennio del millennio scorso hanno fatto carne da macello di quel poco di legalità e trasparenza presente in questi luoghi politicamente dimenticati da Dio.

Imponendo la più bieca politica clientelare, stuprando il Liceo Linguistico, castrando il Polivalente, spremendo fino all’osso i soci delle cooperative edilizie a fini elettorali, espropriando a man bassa e a prezzi ridicoli i terreni dove far costruire gli amici elettorali delle cooperative, bloccando l’edilizia privata (e provocando quindi un aumento dei prezzi spaventoso, che dura ancor oggi) per punire i "nemici" costruttori. Con l'effetto di bloccare sostanzialmente l'edilizia e l'economia cittadine, di far lievitare i prezzi delle case a vette assurde, di costringere conseguentemente molti ruvesi a cercare casa fuori, e non ultimo di massacrare le finanze pubbliche con un contenzioso pressoché infinito.

E in mezzo, la vittima sacrificale di sempre. La Città. I Cittadini. Quelli che non stanno né con le Cooperative né con i Costruttori, né con questo né con quel partito o beneficiario, ma che nondimeno si trovano a dover pagare i danni immensi di quella guerra e delle sue conseguenze, ancor vivissime al giorno d'oggi. E per "vivissime" intendiamo che bisognerà, tra l'altro, mettere di nuovo mano al portafogli e/o veder scomparire quel minimo di servizi sociali, poco oltre la soglia dell'indigenza (o dell'indignazione) che ancora abbiamo. Una vergogna millenaria.

Insomma gli anni di Attila e della sua devastazione.

Tanto per essere chiari: io che scrivo, tu che stai leggendo e tutti quanti, anche se non siamo soci di cooperative e non abbiamo alcun ruolo della vicenda - stiamo già pagando, TUTTI. Paghiamo intanto la salatissima parcella degli avvocati.

Per essere più chiari, tra il 2012 e il 2013 (se la previsione del Comune sarà confermata e non peggiorerà) tutti pagheremo 2.648.720,66 euro. Ovvero circa 103 euro a testa, tutti, compresi vecchi, bambini, disoccupati ecc... Stiamo già pagando, sotto forma di maggiori tasse e minori servizi. E tutto questo SOLO per le spese legali.

E poi, come premio per questi sacrifici, otterremo comunque il Default e dovremo pagare tutto il resto.

Grazie a Paparella e alle amministrazioni più o meno inette che si sono succedute lasciando incancrenire il problema o addirittura facendolo lievitare.

Ma c’è di più.

Il Comune paga le cause perse come prevede la legge. Immaginiamo, a tariffa piena, date le cifre incredibili.

Ora, Lettore, che faresti tu, se il tuo avvocato perdesse la causa? Gli affideresti un nuovo incarico? Probabilmente no.

Il Comune invece è di bocca buona. E gira e rigira, nei secoli fedele, punta sempre sulla solita pattuglia di legali, che ruotano tra loro, ma sono fondamentalmente gli stessi, con poche eccezioni.

Perdono. Ma guadagnano. Le cause perse, infatti, non le pagano loro. E non le pagano quelli del Comune. Le paghiamo NOI. Tutti. E dovendo pagare quelle cifre stratosferiche, ovviamente, non abbiamo poi soldi per fare una seria politica sociale e/o di rilancio dell’occupazione e/o di incentivo alle imprese che assumono.

Semplice, no? Tragico, ma semplice.

Per esempio è noto il caso di un avvocato che smista piccole cause-fotocopia, piccole pratiche da 300/700 euro l’una, passate dal nostro Comune. Ma sono decine e decine. Per cui questo avvocato intasca cifre rilevanti facendo sostanzialmente un lavoro di copia-incolla.

Per non parlare del caso, famoso nell’ambiente, del luminare chiamato da fuori e che non solo ha perso (...) la causa, come molti suoi colleghi ruvesi, ma è riuscito anche a far imbufalire il giudice contro il Comune. Perché infatti il luminare, a quella causa, neanche si è presentato.

Ma tranquilli. Lo paghiamo lo stesso.

E noi dovremmo accettare tutto questo?

Tu Lettore non avresti fatto causa a questo legale e chiesto i danni? Il Comune non l'ha fatto. Chissà perché.

E non avresti contrattato sulla tariffa di avvocati che perdono cause a ripetizione, a volte addirittura richiamati dal Tribunale e segnalati all’Ordine?

E se è vero che “squadra che vince non si cambia”, non avresti cambiato mille volte una squadra che sa quasi solo perdere?

Anche noi avremmo fatto così. Ma non il Comune. Maggioranza e "opposizione", nessuno ha trovato da ridire su questo enorme scandalo.

Un amico avvocato mi ha detto che con un quarto della somma spesa il Comune potrebbe mettere su un SUO ufficio legale, calmierando così la spesa e inoltre “affittando” l’ufficio ad altri enti pubblici.

Sarebbe già un bel risparmio, e un controllo sicuro sulla spesa.

Ma non possiamo fare a meno di notare che il vero risparmio è NON avere un contenzioso MOSTRUOSO come il nostro. Non è difficile. Basta avere rispetto dei Cittadini e delle Leggi, e, al nostro livello di Cittadini, votare per i candidati che siano più credibili come portatori dell'interesse comune - non i soliti portaborse, teste di legno e sparaballe a ripetizione.

Cominciamo ad essere noi esigenti e incontentabili. Chiediamo competenza, onestà e trasparenza - e non accontentiamoci di niente di meno. Perché poi saremo noi tutti, come sempre, a pagarne in solido le conseguenze.

E per non avere un contenzioso mostruoso, per recuperare fiducia e speranza, per seguire un’idea e un Progetto di Città al passo coi tempi, c’è bisogno di tagliare i ponti col passato e di costruire insieme una Politica nuova, con i Cittadini al centro.

Per questo è necessario che i Cittadini prendano l’iniziativa, si informino, si organizzino, facciano e sentano propria la cosa pubblica come ciò che è sacro, perché è di tutti e di ciascuno.

Lo spirito dei tempi e le nuove tecnologie, finalmente, lo consentono. I vecchi partiti (e i nuovi) si adegueranno, o scompariranno. Ma bisogna che i Cittadini diventino protagonisti, senza più delegare ad oligarchie già condannate dalla Storia e che oggi, preda della paura di perdere la poltrona, si piegano ad ogni inciucio pur di resistere.

È necessario uno slancio vitale civile, un salto che trasformi cittadini volutamente disinformati e tenuti ai margini, in Cittadini informati e attivi, liberi, indipendenti e appassionati del vivere civile.

Cittadini risvegliati, che riscoprano la Politica come la cosa bellissima, alta e nobile che può essere: l’arte di vivere insieme progredendo verso il meglio.

Tutto il contrario della politichetta che vediamo.

Ma come non dubitiamo della Medicina solo perché gli ospedali non funzionano, allo stesso modo non dobbiamo scambiare la Politica con la bassa macelleria elettorale che è sotto i nostri occhi, il governo con il potere, il progresso con la poltrona, la solidarietà fruttuosa col privilegio sterile, il merito con la raccomandazione. Né, tantomeno, una triste realtà con un destino ineluttabile.

Quella che vediamo è solo la caricatura della politica. Il festival della mediocrità che si recita in tutte le chiuse e fumose segreterie di partito. Ed è così brutta proprio perché manca il protagonista più importante: i Cittadini attivi, con il respiro, la trama e il finale che essi soli possono dare.

mario albrizio


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