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Il problema del Default incombente spinge la cittadinanza ad esplorare tutte le vie possibili per scongiurare il peggio. Un interessante esperimento di partecipazione collettiva.

 

RuvoLibera ha fatto, oltre ad una minuziosa ricostruzione dell'origine dello spropositato debito-da-sentenza, anche una proposta operativa attiva e articolata per trasformare la crisi in occasione di sviluppo.

Molto interessante anche la proposta tecnico-finanziaria del dottor Gino Lorusso, di cui abbiamo dato conto su queste pagine.

 

Tuttavia c'è chi ritiene che la questione possa/debba risolversi per vie interne al settore urbanistico-giuridico-politico-sociale, ri-mettendo in evidenza aspetti giuridici non considerati dalle varie Corti che hanno deliberato.

 

Lo ha fatto l'associazione Il Formicaio con questa proposta riportata da Ruvolive il 20 gennaio scorso.

 

Ma ne aveva già parlato, in termini simili, l'esponente Idv Raffaele Pellegrini già nel giugno 2012.

 

Oggi lo stesso esponente ritorna con una proposta più corposa e strutturata, discussa, ampliata e stratificata con la collaborazione di autorevoli esponenti locali in campo urbanistico e politico-sociale.

 

In sostanza si chiede al Comune di dissotterrare l'ascia di guerra e riportare le carte in Tribunale, perché se i ricorrenti contro l'esproprio non hanno giudicato congrua l'indennità che a sua volta faceva parte dell'accordo sui comparti, allora l'intero accordo dev'essere riconsiderato.

In termini più sintetici, e riassumendo all'estremo un documento che comunque merita di essere letto e meditato - poiché gli espropriati sono stati indennizzati con una (piccola) cifra economica PIU' il diritto di edificare sul 50% equivalente del suolo espropriato - il fatto che abbiano contestato la cifra corrisposta invalida anche la concessione del 50% di edificabilità.

O anche, siccome le sentenze hanno ri-calcolato al rialzo (e che rialzo! dai 22 originari fino anche a 350 euro al mq...) l'indennità monetaria di esproprio sull'INTERO terreno espropriato, quindi compreso il 50% destinato a edificazione a uso e vantaggio degli stessi proprietari espropriati (riuniti nei previsti Consorzi) - se ne deduce che QUANTO MENO le sentenze dovrebbero essere riviste per decurtare dall'importo complessivo quel 50%.


Se questi fossero i termini giuridici, e se fossimo ancora nei tempi tecnici per ricorrere, di certo è una via che vale la pena seguire e alla svelta. Perché non risolve il problema, ma lo abbatte grosso modo della metà. Con conseguenza incalcolabili su tutto il resto.

Unico problema: il Comune finora queste cause le ha perse TUTTE. Sarem(m)o più fortunati?

Ecco comunque il documento pervenutoci in esclusiva:

 

 

ESPROPRI A RUVO DI PUGLIA

Esiste una via alternativa?

 

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale….(ex. artt. 42 e 43 Cost.).

Con le sentenze del 29 luglio 2004 e del 29 marzo 2006, entrambe emesse nella causa Scordino contro Italia, lo Stato Italiano è stato condannato per violazione

della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.

La Corte di Cassazione ha svolto poi una serie di considerazioni per giustificare il ricorso all’incidente di costituzionalità, sottolineando come spetti al legislatore la predisposizione dei mezzi necessari per evitare la violazione strutturale e sistematica dei diritti dell’uomo, denunciata dalla Corte europea nella sentenza Scordino del 29 marzo 2006, richiamata poco sopra.

Con la sentenza n. 348/2007 della Corte Costituzionale il sistema di calcolo dell’indennità di esproprio, previsto dall’art. 5-bis della Legge 359/92, è stato travolto. La normativa italiana si è adeguata alle sentenze della Corte Europea e della Corte Costituzionale: il valore di mercato (valore venale) dell’area diventa il parametro per il calcolo dell’indennità per l’esproprio delle aree edificabili. La Finanziaria 2008, con i commi 89 e 90 dell’art. 2, ha apportato alcune modifiche al DPR 327 del 2001 (T.U. espropri).

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con ordinanza n. 8489 del 14/04/2011,  ha dichiarato rilevante la questione di legittimità costituzionale dell’art. 16 del D. Lgs. 504/1992 e successive integrazioni e modifiche, nella parte in cui, in caso di omessa dichiarazione/denuncia ICI o di dichiarazione/denuncia di valori assolutamente irrisori, non stabilisce un limite alla riduzione dell’indennità di esproprio, trasmettendo gli atti alla Corte Costituzionale.

Mentre nelle sedi giudiziarie si assumevano tali decisioni,  il Comune di Ruvo di Puglia adottava le seguenti iniziative:

2001 – Adozione delibera di Consiglio Comunale n. 74 del 21/12/2001    

(problematiche dei comparti edificatori e costituzione dei corsorzi. Indirizzi):

  • Riaffermare che l’istituto giuridico del comparto edificatorio innesca un

           Meccanismo perequativo teso alla ripartizionedegli utili e degli oneri fra tutti i proprietari e/o degli aventi titolo sui suoli ricadenti nell’ambito di ciascuna delle unità minime di intervento urbanistico… 

  • Ribadire, per l’effetto, che il peso imposto nella porzione di comparto edificatorio, già utilizzata per la realizzazione degli interventi costruttivi di E.R.P., debba essere ridistribuito nell’intero comparto;

  • Invitare i proprietari dei suoli occupati ad effettuare la cessione bonaria degli stessi, in favore della pubblica Amministrazione, previa  la corresponsione, in tale evenienza, del valore dell’indennità di espropriazione, riconoscendo in capo agli stessi, il diritto di realizzare il 50% della cubatura spettante nel subcomparto destinato all’edilizia privata;……

2002 Scioglimento anticipato del Consiglio Comunale a seguito di crisi politica, indotta dall’allora Partito Popolare, di quell’Amministrazione che si era prefissa di portare a buon fine le politiche di perequazione urbanistica inaugurate a fine anni ’90, col vasto programma di Edilizia Economica Popolare  in forza dell’art 51 legge 865/71, tramite l’istituto del Comparto Edificatorio cogentemente previsto nel nuovo P.R.G., nella generale opposizione da parte degli interessi forti della rendita fondiaria.

2002/2003 1^ Amministrazione Commissariale

2002/2003 Legittima emanazione dei Decreti Definitivi di Esproprio dei suoli occorsi  per l’attuazione dei Piani di Edilizia Economica e Popolare in forza dell’art.51 della legge 865/1971, già legittimamente approvati a fine anni ’90 nei vari Comparti previsti nella Variante Generale al PRG approvata definitivamente nel 1999

2003 Elezioni comunali ed insediamento nuova Ammistrazione politica

decreto del 30.7.2004, “avente ad oggetto l’attuazione di piano di lottizzazione interessante l’adiacente comparto D (fg 16, p.lla 19), individuato dalla variante generale al P.R.G. – espropri, e inerente ad aree appartenenti a proprietari che non avevano inteso aderire al piano di lottizzazione, era stata comunicata l’indennità provvisoria di esproprio in ragione di 120 €/mq. Tale indennità consente di identificare, tenendo conto dell’assetto normativo all’epoca vigente, un valore venale unitario di un suolo, avente caratteristiche similari a quello oggetto di indagine, pari a circa 230-240 €/mq.” (sentenza Corte Appello –Bari n° 560/2010)

- 28/10/2004 – Atto di indirizzo n. 60, su proposta dell’allora assessore all’urbanistica, con il quale il Consiglio Comunale deliberava di procedere all’alienazione delle cubature di proprietà sulla scorta della reale quantificazione del valore di mercato.

- 11.04.2005 – Delibera di Giunta n. 122, con la quale avveniva la ‘presa d’atto’ della relazione di stima redatta dai periti nominati dal Comune di Ruvo di Puglia (c.d. “Organo terzo”), in virtù della quale ai diritti volumetrici (mc 2642) del comparto “M” di proprietà comunale veniva attribuito il valore di  Euro 620.000.

La Giunta Comunale approvava.

2005 – scioglimento anticipato del Consiglio Comunale

2005/2006 – 2^ Amministrazione Commissariale

2006 – Insediamento nuova Amministrazione politica

- 10/01/2008 – Revoca della deliberazione di Giunta n.122 dell’11/04/2005.

- 23/07/2010 – Il Consiglio Comunale assumeva atto di indirizzo con cui deliberava di impugnare le suddette sentenze avanti la Corte di Cassazione, ed incaricava l’Amministrazione di inviare lo steso Atto di indirizzo alle competenti giurisdizioni penali di Trani e Bari,  contabili, al Prefetto oltreché agli ordine degli ingegneri in relazione alla supposta inesattezza delle varie CTU redatte, e causa di danno grave per il Comune.

- 14/04/2011 – La Giunta Comunale adotta una delibera di mandato al sindaco pro-tempore per l’esperimento di ogni azione volta alla difesa dei legittimi interessi del Comune e per l’invio di relazione esplicativa della grave tematica alle stesse giurisdizioni, al Prefetto ed al Presidente Corte di Appello di Bari.

2011 - Insediamento nuova Amministrazione politica

Ottobre 2012 – Lettera del sindaco pro-tempore al Presidente della Repubblica oltreché ad altre cariche istituzionali (parlamentari pugliesi etc.), “sugli espropri, consulenze tecniche inattendibili, ingiustificate e fuorvianti”

- A seguito dell’emanazione dei decreti di esproprio (anni 2002 - 2003) alcuni proprietari proponevano ricorso avanti alla Corte di Appello di Bari, impugnando il prezzo ivi stabilito. Mentre altri lo proponevano solo nel 2005/2006, indicando quale valore venale dei suoli quello determinato dal c.d. “organo terzo”, di nomina comunale.

-  Nel 2010 la Corte di Appello emetteva le sentenze nn. 451/10, 452/10, 560/10 e 561/10, facendo propri i principi enunciati dai proprietari espropriati (valutazione c.d. organo terzo) e, pertanto, non faceva altro che assumere quale prezzo di esproprio, quello a cui il Comune di Ruvo di Puglia era intenzionato a vendere la predetta volumetria/suolo, oltre l’indennità di occupazione e gli interessi dalle rispettive date di emanazione dei decreti di esproprio.

- A titolo esemplificativo, in una relazione peritale svolta in uno dei giudizi avanti la Corte di Appello, si legge che il valore dei beni espropriati, alla data dell’emanazione del decreto di esproprio, era di:

  • Euro 262,34 a mq. secondo il metodo sintetico – comparativo.

  • Euro 150 a mq. secondo il metodo della trasformazione del suolo

  • Euro 114,48 mq. secondo il metodo dell’applicazione della permuta

Le domande dei ricorrenti sono state accolte con riferimento a  quanto chiesto, poiché  secondo la Corte, l’accertamento del valore venale con metodo di stima c.d. “sintetico-comparativo” è esaustivo (Cass. 3175/08) e supera e rende ultronei gli altri criteri estimativi  indicati in via alternativa e/o cumulativa dal c.t.u.

Determinate le valutazioni a mq – dice  la Corte - gli importi vanno maggiorati del 10%  ex novellato art. 37 T.U. delle disposizioni in materia di espropriazione, non operando la riduzione del 25% di cui al comma 1 del precitato articolo 37, poiché l’espropriazione non è finalizzata ad attuare interventi di riforma economico – sociale, ma è destinata alla realizzazione di edilizia popolare.

Con riferimento, quindi, alle sentenze nn. 560/10 e 561/10 il prezzo riconosciuto dalla Corte è di Euro 271,10 che va aumentato nella misura del 10%, come anzidetto, a cui vanno aggiunti gli interessi nella misura legale dalla data di esproprio 28/11/2003: Euro 351,07/mq, al 31/12/2011.

Le spese legali sostenute dal Comune di Ruvo di Puglia, parte soccombente, ammontano soltanto per le quattro sentenze, 451/10, 452/10, 560/10 e 561/10, ad Euro 200.000 circa.

-  La stessa decisione era stata assunta con riguardo alla sentenza 916/09, Pellicani Costruzioni Spa c/ Comune di Ruvo di Puglia.

La Corte di Cassazione adita (sentenza n. 4418/11)  ha confermato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Bari.

Tuttavia, a titolo esemplificativo, si riporta quanto dalla stessa Corte viene messo in evidenza nel giudizio promosso dalla Pellicani Costruzioni Spa.

Il 20 luglio 2005 la Pellicani Costruzioni Spa conveniva in giudizio il Comune di Ruvo di Puglia, difeso dall’avv. V. Triggiani, per la determinazione delle giuste indennità di occupazione ed esproprio adducendo l’insufficienza degli importi offerti (€. 118.542,39 ed €. 17.034,38).

La Corte di Appello accoglieva la domanda e condannava il Comune  al pagamento dell’indennità di €. 1.583.577( mq. 5216 x €. 276,00, oltre la maggiorazione del 10%), con valuta all’epoca dell’esproprio, ed una indennità di occupazione pari ad €. 223.913, oltre interessi legali, con condanna delle spese processuali a carico della parte soccombente.

La Corte di Cassazione con sentenza del 27 gennaio 2011, n. 4418/11, rigettava il ricorso proposto dal Comune di Ruvo di Puglia “perché inammissibile e manifestamente infondato per le parti in cui non può che dichiararsi precluso….”

Il Collegio metteva in evidenza , nell’emettere la sentenza, che

1) inammissibile è poi la richiesta di esaminare la clausola  del decreto di esproprio che avrebbe concesso l’uso del 50% delle potenzialità edificatorie del comparto nelle aree rimaste agli espropriati, non solo per il divieto di riesame dei fatti in questa sede ma anche perché non risulta in  quale fase del processo di merito la questione sia stata posta ai giudici, con la conseguenza che essa non può che ritenersi proposta per la prima volta nel giudizio di cassazione e in quanto tale inammissibile;

2) “ricorrente e controricorrente non sono neppure comparsi”.

In ogni caso, sempre a titolo esemplificativo, nel decreto di esproprio n. 26 del 21/05/2002 (del tutto identico al n. 32 del 28/11/2003 riguardante la Pellicani Costruzioni Spa), con cui è stato espropriato il suolo di altri resistenti, il Comune di Ruvo di Puglia aveva espressamente previsto che “…le somme dovute alle ditte  proprietarie, depositate alla Cassa DD.PP., vengano materialmente  erogate, a richiesta degli aventi diritto, in favore del Consorzio dei proprietari dei suoli a costituirsi, per l’integrale realizzazione del Comparto “C”, ai sensi degli articoli 128 - 129 - 130 del Regolamento Edilizio e che “…nell’ambito del costituendo consorzio, venga riconosciuto, in capo a ciascuna delle ditte espropriate, il diritto a realizzare cubatura di edilizia privata nella misura pari al 50% di quella esprimibile, nell’ambito di piano di lottizzazione di comparto, da ciascuno dei suoli occupati ed espropriati da parte  di questa Amministrazione”.

Quindi, se si fosse tenuto conto di tutto ciò, la valutazione del suolo in oggetto sarebbe stata nettamente differente ed inferiore rispetto a quella liquidata dalla Corte di Appello di Bari perché in capo agli stessi esiste il diritto a realizzare volumetria nell’ambito del sub-comparto di edilizia privata (ora in fase di realizzazione).

Le sentenze sono ingiuste, e per esse alcune CTU (come anche fondatamente e tecnicamente dimostrato da altre contrarie CTU per casi analoghi e, da ultimo, quella a firma dell’ing. Scattarelli nel Luglio 2012) perché liquidano una indennità che copre il valore dell’intero compendio immobiliare, senza tener presente, che è ricompresa una possibilità edificatoria il cui valore doveva essere decurtato da quello liquidato.

Ragionare diversamente significa consentire un illecito arricchimento (art.  2041 del codice civile) ai danni del Comune, che dovrebbe consentire il prosieguo della edificazione su suoli pagati più del dovuto: l’applicazione di questo principio da parte della Corte raddoppia il controvalore in favore dei ricorrenti/resistenti ed ai danni del Comune e degli assegnatari.

La doglianza odierna dell’Ente Comune è che la Corte di Appello di Bari ha omesso di motivare, il tutto confermato dalla Cassazione, su un punto determinante della controversia: se dall’indennità di esproprio comunque riconosciuta agli stessi non fosse necessario detrarre il controvalore delle opere ancora a realizzarsi.

A queste rimostranze si evidenzia che:

- tutti i ricorsi presentati sono diretti ad accertare le giuste indennità di occupazione ed esproprio, determinare il valore venale dei suoli alla luce della recente giurisprudenza;

- la Corte di Cassazione nella sentenza n. 4418/11, Comune di Ruvo di Puglia c/Pellicani Costruzioni, circa “..la richiesta di esaminare la clausola  del decreto di esproprio che avrebbe concesso l’uso del 50% delle potenzialità edificatorie del comparto (M) nelle aree rimaste agli espropriati…”, nel dichiarare la inammissibilità del ricorso ha risposto “…ma anche perché non risulta in  quale fase del processo di merito la questione sia stata posta  ai giudici”.

La sentenza n. 4418/11, ormai passata in giudicato, obbliga il Comune di Ruvo di Puglia a corrispondere in favore della PELLICANI Costruzioni Spa oltre 2.000.000 di euro, senza che il Giudice di merito abbia quantificato il valore della volumetria che all’impresa era stato assegnato al momento dell’atto di esproprio (decreto n. 32 del 28/11/2003).

E inoltre, sempre a titolo esemplificativo, si riporta quanto dalla stessa Corte viene messo in evidenza nel giudizio contro il Comune  promosso da ARCA Costruzioni Srl e Coop. Edilizia Sant’Antonio (la stessa i cui cantieri, pare, sono solennemente inaugurati alla presenza di Pubblici Amministratori attuali ed ex),  sempre per il  “Comparto M”.

La Corte di Cassazione I^ Sez. Civile, con sentenze  del 20/04/12, così si esprime:

- A) su ricorso proposto dal Comune di Ruvo contro Coop edilizia Sant’Antonio (già Padre pio Upsa) < Comparto M, a cui era stato riconosciuto da Corte di Appello – Bari con sentenza 561/2010 : tot. € 1.575.905,10 + 222.828,66 + interessi dal 28.11.2003):

...” Va ulteriormente aggiunto che sarebbe stato comunque eventuale onere del Comune di Ruvo dedurre tempestivamente la nullità della CTU evento che non risulta avvenuto”...

…”Da ciò consegue peraltro che la parte, la quale deduca in sede di legittimità il vizio di motivazione della sentenza impugnata, ha l’onere di indicare in modo specifico le deduzioni formulate nel giudizio di merito delle quali il giudice non si sia dato carico, non essendo sufficiente un generico richiamo agli atti del giudizio di merito…..

Il  ricorso va in conclusione respinto”.

- B) su ricorso proposto dal Comune di Ruvo contro ARCA Costruzioni S.R.L. (comparto M), avverso sentenza n. 560/2010 della C.A. –Bari  (indennità esproprio : 942.890,30 +maggiorazione 10% + 133.322,11 –indennità occupazione + interessi dal 28.11.03):

….”Il ricorso è inammissibile sotto diversi profili.

Anzitutto lo stesso è del tutto privo dello svolgimento del processo e come tale lo stesso risulta in violazione dell’art. 366 comma 1 n. 3 cpc..

E’ appena il caso di rammentare la costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui il requisito della esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena di inammissibilità del ricorso per Cassazione dall’art. 366 1 comma n. 3 cpc, è volto a garantire la regolare e completa instaurazione del contraddittorio….

…. Nel caso di specie, l’assenza di una autonoma esposizione dello svolgimento del processo rende non comprensibile una chiara cognizione dei fatti non essendo gli stessi ricostruibili in modo adeguato dall’esame dei motivi…

…Nessuno di tali adempimenti risulta effettuato dal comune ricorrente.

….. Il ricorso va in conclusione dichiarato inammissibile”.

Ogni altro commento appare superfluo.

 

Tutto cio’ premesso, si riporta lo schema seguito dal Comune di Ruvo di Puglia, per una pronta consultazione.

Il Comune espropriava il suolo destinato ad edilizia residenziale pubblica e  proponeva ai proprietari l'indennità di esproprio determinata in € 22,72 al mq., 

oltre al diritto di realizzare una cubatura, nel sub-comparto di edilizia
privata, pari al 50% di quella esprimibile dal suolo espropriato:

soggetto espropriante = Comune di Ruvo di Puglia;
soggetto espropriato = il proprietario di suoli destinati ad edilizia
residenziale pubblica;
l'indennità di esproprio = determinata nel 50% della volumetria esprimibile
dal suolo oltre ad €/mq. 22,72 da corrispondere al Consorzio edificatorio, su richiesta.

Alcuni proprietari che hanno subito gli espropri non hanno accettato le modalità proposte e hanno presentato ricorso innanzi alla Corte d'Appello di Bari, chiedendo che fosse valutato il valore venale del suolo alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali più favorevoli.

La Corte di Appello adita ha determinato, quindi, l’integrale valore venale dei suoli.

Effettuato il pagamento di quanto richiesto dai proprietari ricorrenti,  il 50% della volumetria esprimibile dai suoli espropriati e destinata ad edilizia privata rimane in capo al soggetto espropriante, il Comune di Ruvo di Puglia, in quanto i soggetti espropriati non hanno accettato le modalità proposte: indennità di esproprio €. 22,72 al mq. e concessione dei diritti volumetrici.

La procedura seguita per la costituzione dei Consorzi ed il funzionamento viola in modo palese il principio perequativo fissato dalle norme in vigore .

Inoltre, i Consorzi sono stati costituiti coinvolgendo direttamente, nei sub comparti di edilizia privata  i soggetti espropriati, che pure hanno inteso, poi,  rifiutare le indennità, da parte del Comune, ed i conseguenti diritti volumetrici in ragione del 50% di quanto esprimibile dagli stessi suoli ablati, secondo quanto stabilito dagli stessi decreti di Esproprio.

Escludendo quindi, ingiustificatamente, dal procedimento l’Amministrazione Comunale; nonostante che ai Consorzi stessi fosse stata concessa da parte del Comune  (ingiustamente vittima e soccombente)  la Convenzione per l’attuazione dei Piani di sub-Comparto privato.

Successivamente, nel tempo, i soggetti espropriati, per buona parte, e per essi i Consorzi, sono stati i “fortunati” fruitori delle sentenze in questione, molto dannose per il Comune e quindi anche per le Cooperative edilizie.

Infatti in alcuni atti costitutivi di Consorzio di Comparto si può leggere:

..”che con il predetto decreto comunale n. , emanato in data …., per l'espropriazione dei predetti suoli destinati ad E.R.P. nell'ambito del Comparto, si è riconosciuto, tra l'altro, il diritto in capo a ciascuna delle ditte ivi espropriate a realizzare cubatura di edilizia privata nella misura pari al 50% (cinquanta per cento) di quella esprimibile nell'ambito del piano di lottizzazione di comparto, da ciascuno dei suoli espropriati”…

”redistribuire proporzionalmente tra i consorziati secondo la tabella di partecipazione al Consorzio a titolo di acconto le somme corrisposte dal Comune di Ruvo di Puglia o da altri soggetti fisici o giuridici a titolo di esproprio dei terreni ricadenti nel Comparto  e destinati a E.R.P. ex art. 51 legge 865/71

f) incassare come organo consortile e quindi redistribuire sia le somme di cui alle predette sentenze che le maggiori somme (quali a mero titolo esemplificativo, quelle liquidate giudizialmente o transattivamente in maggiorazione rispetto ai valori del punto precedente, quelle dovute per danni derivanti dall'occupazione di urgenza o da condotte delle P.A. o delle Cooperative assegnatarie) rinvenienti da condotte giudiziarie o stragiudiziarie ancora in atto sempre proporzionalmente tra i consorziati secondo la tabella di partecipazione al Consorzio.

Detto effettivo introito da parte del Consorzio e la successiva materiale redistribuzione avverrà al tempo dell'ottenimento della prima sentenza che interverrà dopo la presente costituzione.

Pertanto le somme di cui alle succitate sentenze verranno trattenute dagli aventi diritto fino la momento in cui dovranno essere versate in favore del Consorzio.    

In virtù di quanto sopra tutti i consorziati aventi diritto si impegnano a compiere, entro il termine massimo di 90 giorni da oggi, tutte le attività necessarie per l'instaurazione dei giudizi ancora possibili, di modo che di tutti gli esiti di detti giudizi possa, come detto, beneficiare il Consorzio.”

        

Com’è evidente, la ingiusta rendita fondiaria che si era tentato di ridurre, per quanto era possibile, tramite le politiche urbanistiche perequative, è rientrata da quella porta da cui si era tentato di allontanarla.

Ogni altro commento appare superfluo.

Non si può permettere ancora di svuotare le già misere casse del Comune, o di svendere i patrimoni comuni della comunità, per le pretese ingiustificate di una sparutissima minoranza.

Né possiamo permettere che le tante famiglie che hanno realizzato la casa in cooperativa siano letteralmente ed insostenibilmente affamate.

E’ tempo di andare oltre le sterili liti, per interessi di consenso di parte, fra forze politiche contrapposte, mentre nel frattempo c’è chi riscuote assegni milionari

E’ tempo di andare  oltre le accorate perorazioni (pur giustificate) all’indirizzo delle varie istituzioni politiche, per improbabili loro interventi risolutori.

E’ tempo di andare oltre le infondate, sul piano giuridico,  e deleterie, sul piano urbanistico, proposte improbabili di scambi volumetrici, tramite nuovo e diseconomico consumo di suoli agricoli, nell’illusione di compensare i crediti dei “fortunati” destinatari delle varie sentenze.

Il Comune, a questo punto,  non ha più nulla da perdere; dovrebbe ricorrerre, per quanto possibile, anche alla durezza dei codici, con determinata volontà e compattezza degli Amministratori (Giunta e Consiglio comunale).

L’Amministrazione Comunale dovrebbe, quindi,

- sospendere i pagamenti in corso;

- emettere, in autotutela, tutti i provvedimenti necessari a difesa delle casse comunali;
- sospendere tutti i permessi di costruire rilasciati a quei soggetti che al contempo avessero fruito, di indennità, o solo di sentenze stesse ad oggi, in violazione di tutti gli atti amministrativi del Comune posti a base del principio perequativo, per l’attuazione dei Comparti edilizi, ed infine dei decreti definitivi di esproprio;
- definire con le Cooperative assegnatarie dei suoli i nuovi valori che dovranno essere corrisposti;
- inviare gli atti alla Procura della Repubblica competente per denunciare i proprietari resistenti per “illecito arricchimento”;
- aderire ai Consorzi edificatori nei quali l’Amministrazione Comunale è titolare del 50% della volumetria esprimibile dai suoli espropriati;

- valutare la proposizione di una domanda giudiziale volta all'accertamento del diritto di proprietà (azione di rivendicazione  ex art. 948 c.c.),

- valutare ogni utile iniziativa da proporre avanti agli organi giurisdizionali a difesa delle Casse Comunali  per accertare in modo definitivo la titolarità di tale cubatura.

 

 Ruvo di Puglia, 09 Febbraio 2013

 

Raffaele Pellegrini, Idv

 

 


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