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APPUNTI PER UN DISCORSO SU RUVO DI PUGLIA

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Ruvo, la Città della Traiana

dall'architetto Giambattista del Rosso coordinatore del tavolo tecnico, riceviamo e volentieri pubblichiamo

Egr.Sig. Albrizio,

Devo pertanto prima di tutto RINGRAZIARLA per la disponibilità.

Ho trovato di grande interesse e di particolare intelligenza il Suo intervento sul Suo blog, sulla questione dell'incontro del 19 Aprile; francamente spero che Altri raccolgano le Sue riflessioni e stimoli all'interesse verso quello che tutto sommato è il destino della collettività.

Dal momento che parliamo dei LUOGHI dove la vita di tutti scorre, ci si aspetta che in qualche modo TUTTI abbiano da "dire" qualcosa.


Mi sono allora permesso di scrivere alcuni "appunti" che le invio all'attenzione, sperando di aver scritto qualcosa di sensato in ordine ai temi che Lei pone.

 

Certo, vi sarebbe il così detto aspetto "politico" della discussione, altrettanto importante perchè  GOVERNO ovvero contesto della "responsabilita'" e della "rappresentatività" pubblica, ma su quello non mi permetto di intervenire dal momento che trovo già difficile farlo come architetto e tra l'altro nemmeno di Ruvo di Puglia.

La Sua affezione ed intelligente tenacia verso i temi della Città, l'obiettività che Lei mette in campo, fa sperare nella possibilità di capire attraverso la verità.

Rimetto a Lei ogni valutazione circa l'utilità della pubbicazione dell'intervento allegato.

arch. Giambattista del Rosso

 

E’ vero, abbiamo anche le parole per “dire” le cose, per dire la realtà, i sogni, le idee.

Della CITTÀ, certo, si può anche “parlare”; di Ruvo di Puglia, in particolare, forse sarebbe il caso di un “discorso”.

Certamente chi Le scrive è il meno titolato a “parlare”, ma la fortuna di far parte del Tavolo, dal quale ho appreso molte cose per la generosità, esperienza e sensibilità di quanti Altri vi partecipano, mi induce in qualche modo ad intervenire.

Il mio è anche un apprezzamento verso la Comunità tecnica locale, la Pubblica Amministrazione ed Quanti hanno favorito l’attività istituzionale, libera e democratica, dell’Ufficio del PUG. L’aderenza alla normativa regionale oltre che all’accordo tra Comune e Politecnico, ha favorito ampia e rigorosa apertura ai contributi di Tutti, persino di chi come me è forestiero.

Vorrei, quindi, qui “dire” della seconda parte del Suo intervento/racconto sul web, riguardo l’incontro del 19 Aprile.

Mi hanno colpito in particolare, alcune parole di una frase fra tante di alta valenza civica, quella nella quale Lei, riferendosi al PROGETTO di Piano ovvero IDEA di Città, Prospettiva, Identità ed anche SOGNO in modo più coraggioso, scrive: "una meta che bisogna avere la chiarezza di individuare e la forza di indicare e perseguire".

Queste Sue parole mi sono apparse particolarmente notevoli per significato e modalità processionale, una sorta di “chiamata” al ragionamento ed alla riflessione ampia, commisurata al grado di importanza che la costruzione della città e l’uso del territorio hanno.

Oggi la corretta informazione resa con adeguate modalità linguistiche sono divenute “cosa rara” e cosa più rara sono Coloro che la elevano a “punto di partenza” per allargare gli orizzonti critici sul la realtà, una realtà a cui NESSUNO sfugge.

La seconda parte del Suo intervento, quindi, mi è parsa un importante stimolo rivolto alla Collettività e porre la QUESTIONE DELLA CITTÀ E DEL TERRITORIO al centro dei pensieri ed interessi legittimi. Una Collettività come GRUPPO, sorta di famiglia allargata all’interno della quale il “legame affettivo di parentela” vince su tutto e tutti.

Un legame che amalgama e dà forma a quello che solitamente chiamiamo “identità collettiva”, all’interno della quale è costruita quella individuale che consente di collocarsi come individui “importanti” proprio perché in relazione agli Altri . Importanza tanto più marcata quanto più carica delle certezze del gruppo, investita della autorità che deriva dal possederne in qualche modo la “rappresentatività”, per questo opposta all’egocentrismo ed all’ignoranza della presunzione individuale.

Le Sue, le vedo come Parole che attenuano il bagliore accecante che riflettono le CERTEZZE che fissiamo.

Ben Lei comprenderà che non è semplice elaborare un contributo ”scritto” sulla questione generale della Città ed in particolare su una modalità parti colare del suo Progetto che è la moderna Pianificazione Urbana e Territoriale; un tema assai discusso nel nostro Paese, dove su territorio e città si accaniscono ancora la speculazione, la distruzione e più di tutto l’umiliazione delle intelligenze.

Un PIANO, un buon Piano, dovrebbe avere la “forza” di parlare con il solo DISEGNO del suo progetto, Norme e Regolamenti dovrebbero esserne la cornice, il limite/confine giuridico.

Con parole e discorsi noi possiamo solo “dire” di un Progetto, figurandolo come ANALOGO a quello che avremmo DISEGNATO il quale, a sua volta, pure mantiene una “distanza” dalla sua “realizzazione”.

La città non è fatta di parole e/o disegni, è FORME dentro le quali noi “siamo” e con le quali “ misuriamo il mondo”. Discorsi e Disegni sensati di Città sono difficili; richiedono una estesa conoscenza delle forme, della composizione, del nesso logico tra ragione tecnica ed estetica, del loro profilo coniugativo con l’esistenza. Solo i MAESTRI sono in grado di “dire“ con semplicità della città.

Il rischio, quando manca l’acuità visiva necessaria a guardare dentro questa MATERIA è quello di “parlare” e basta, in cui è presente con forza un ” io” non proprio “importante” nel senso prima esposto. Un “io” che quando non è presuntuoso o ignorante, è miope nella veduta.

Veduta che insieme ad altre dello stesso tenore, imbastiscono una discussione dove risuonano con forza solo i pronomi, finendo così per dare ragione a Gadda (ricorda I. Calvino in “Lezioni Americane”) quando scrive che “…I Pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. Quando il pensiero ha i pidocchi, si gratta come tutti quelli che hanno i pidocchi…”

Perdersi in discorsi intorno a “noi“ stessi ed a come “ci” immaginiamo e vediamo nella città e sul territorio, è facile; collocarsi non in cerchio nel gruppo ma la centro è frequente; e per essere obiettivi ciò si teme anche in questo intervento.

E’ quindi corretto pensare che non basta l’incontro del 19 Aprile, per lo più dovendo occuparsi anche di norme e regolamenti, non si riesce attraverso le parole e le immagini a dispiegare un anno di ricerca della “strada” da percorrere proprio verso la prima delle Sue parole in quella frase: la META.

Forse sarebbero utili altri incontri, nei quali rappresentare il senso, la sintesi del lavoro svolto, la META a cui quel lavoro, col tramite dei limiti imposti, ha guardato magari solo per un momento.

E’ bene ricordare, il Tavolo, come piccolo GRUPPO, ha ragionato nel RISPETTO del lavoro svolto dal Politecnico e dall’Ufficio Tecnico Comunale, ha cioè considerato QUEL lavoro come sorta di INDICAZIONE, per certi versi CHIARA del “BISOGNO” : il “bisogno” del “bisogno di avere chiarezza” di cui Lei scrive in quel rigo.

Il Tavolo ha operato nei limiti di quel lavoro, come limiti della strada che la collettività indica, guida per salire fino al punto dove almeno “scorgere” la META.

L’architetto Antonio Monestiroli, tempo fa, scrisse che il compito degli Architetti (che qui sta anche per ingegneri o Chiunque si occupi della costruzione della Città) è quello di restituire alla collettività i problemi che questa pone, risolti in forme fisiche.

Le Forme, si sa, sono “anticipate” col PROGETTO e quindi da un’altra parte, L’arch. Giorgio Grassi scriveva che il nostro compito è tanto più difficile quanto più marcati e chiari sono i LIMITI posti al progetto; un progetto la cui “arte” è tutta nella abilità e sensibilità con cui tali limiti sono trattati.

DIVERSAMENTE, il Tavolo avrebbe dovuto lavorare ad un NUOVO PUG, questo non era e non è.

L’attività è stata complessa, autodisciplinata e collocata nella consapevolezza della importanza sociale del nuovo strumento. Un contesto in cui il problema principale, certamente, è stato e resta la META ma per la quale prima ancora della sua “figurazione” resta da coglierne l“ubicazione” : il “luogo” da cui prende forma e senso.

Infatti la prima domanda a cui il lavoro del tavolo, in via presupposta, ha tentato di dare risposta è “dove è Ruvo di Puglia”!

DOVE è la “CITTÀ della TRAIANA”?

Qui il “ dove”, naturalmente, è il LUOGO che occupa e disegna la “scena” della “identità collettiva”; il Territorio geografico e dentro l’ambiente seminaturale, agricolo ed urbano, ne sono “la carta”, il materiale della “rappresentazione”, del suo “allestimento”.

E quindi: quale “SCENA” è d’avanti a noi? 

CHI è “noi” che la vede e la descrive? e con QUALI strumenti? Quanto questa DESCRIZIONE è analoga alla realtà?

Quanta VERITÀ vi è nella descrizione? e di QUANTO e COME questa supera la realtà?

Come si fa a trovare le risposte CERTE ed ancor più a capire che lo sono?

Allora, qualcuno dentro il mondo del lavoro e della passione per la città ed il territorio, si è cimentato ALEMENO a CERCARLE tali risposte, con gli strumenti del MESTIERE, tentando prima di tutto di “disegnare” questa scena; una scena che in quanto rappresentazione è già INTERPRETAZIONE di quella tangibile, forse già una prima espressione di quel superamento.

Allora come per un “cartina” è stata abbozzata una “mappa”:

LA MURGIA a sud;

I luoghi del lavoro della piccola e media impresa ad est;

Piana di ULIVETI e MARE a nord;

Complessi sportivi, importanti opere pubbliche e di interesse collettivo ad ovest.

Poi, sulla Murgia il PARCO NAZIONALE ed il SIC/ZPS in cui AGRICOLTURA e BIODIVERSITÀ ne sono i colori e le forme preziose ma anche fragili e sofferenti; al centro ed in veduta la CITTÀ, costruita sopra una linea rossa di una strada di duemila anni.

Altre linee incisive solcano il campo: la ferrovia e la SP 231 separano sul versante sud l’Urbe dall’interno agricolo. 

Una fascia semicircolare a Parco, su tutto il versante nord, da Est ad ovest per coniugare la città alle distese di uliveti ed a raccordarla con i luoghi del lavoro artigianale.

Nel bel mezzo, di tutto, un Centro Storico fattosi “didattica dell’Architettura” e che reclama di vedere le sue strade ripopolarsi di botteghe, negozi e luoghi dell’incontro.

Una CITTA’ che ama guardare il mare da un lato, un mare con un porto nemmeno lontano; che raggiunge i rilievi murgiani con una quantità impressionante di masserie e jazzi, (i così detti Beni A2) come a costellare una campagna alla quale “raccontare” della città con linguaggio semplice, misurato ed ispiratore.

Una CITTA’ che si celebra con uno STRADONE dai rapporti di misura impressionanti e con strade “cannocchiale”e Piazze che sono belvedere e spianate monumentali.

Una città colta, che non risparmia la Poesia nemmeno alla Morte attestandone di questa il LUOGO all’estremo di un magnifico lungo e profondo corridoio di cipressi. Corridoio posto al cospetto della MISURA e geometria stradale di un Corso in cui la processione, sia in ingresso alla città che in uscita, è pura LIRICA DELL’ARCHTETTURA con cadenza e profumo dei tigli che ne sono conformazione di potenza espressiva unica.

Una Città che non vuole soffocare nel traffico, non vuole morire per immobilismo, non vuole sciupare le sue ricchezze.

Questa prima “visione” (tra sogno e realtà) si può “dire” ha, forse, orientato il Tavolo nella “interpretazione” di quei limiti di cui si diceva poc’anzi, una interpretazione necessaria ad orientarsi sul terreno per individuare la “strada” da imboccare.

Allora, se ho ben inteso il senso delle Sue parole, può essere che per capire meglio occorra raccontarsi della META, di come è o può essere fatta, non ha importanza se si raccontano sogni o dure realtà.

Può darsi che il RACCONTO, con la sua forza descrittiva, mostri “disegni” ELOQUENTI, verosimili di quella meta ricercata, e si sa!: talvolta non ha importanza essere certi di aver raggiunto la meta, quanto averlo voluto.

Mi auguro che Altri intervengano su questo tema, molto più autorevolmente e brillantemente; chissà che l’insieme di più RACCONTI di questa CITTÀ non portino “con forza” proprio dritto alla META!

Con l’auspicio di non aver annoiato, Ringrazio per l’attenzione, Cordialità

Giambattista del Rosso

02.05.2013


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